Pascolo

Il pascolo è una coltura agraria per la produzione di foraggio (cibo per il bestiame) che viene consumato dagli animali direttamente sul posto.

 

È proprio la presenza degli animali, siano essi domestici o selvatici, che lo caratterizza e lo sottopone continuamente a brucatura e a calpestio.

 

Il pascolo è dunque il risultato della millenaria attività agro-pastorale dell’uomo, per questo è definito come una formazione semi-naturale, cioè indotta e mantenuta dell’uomo.

 

Il pascolo può essere distinto in:

 

Generalmente i pascoli sono costituiti da una complessa comunità di specie vegetali, soprattutto graminacee (i cereali, per esempio, il frumento) e, in misura minore, da leguminose (erba medica, trifoglio etc.) e altre dicotiledoni (piante che contengono due cotiledoni, le primissime foglioline che nutrono la piccola pianta durante i primi stadi dello sviluppo).

 

La loro composizione floristica dipende in gran parte:

– dall’altitudine;
– dalla pendenza;
– dall’esposizione;
– dalla costituzione del terreno;
– dalla presenza di nutrienti;
– dalla disponibilità idrica del suolo;
– dalla gestione del suolo.

 

È utile? Che impatto ha sull’ambiente?

 

Il pascolo ha diverse funzioni:

1. è cibo per il bestiame;

2. permette l’interazione tra organismi diversi (cenosi);

3. salvaguarda il suolo dall’erosione;

4. favorisce la capacità idrica del suolo;

5. sequestra il carbonio e i gas serra.

 

 

Dov’è?

 

I pascoli naturali si trovano generalmente su quelle superfici, marginali, in cui, a causa della pendenza o della difficoltà di accesso, la coltivazione è difficile o troppo costosa e in cui i suoli sono spesso superficiali e poveri.

I pascoli sono diffusi prevalentemente in aree collinari e montane e sono legati a piccole aziende radicate nel territorio che li utilizzano in modo stagionale dalla primavera (marzo-maggio a seconda dell’altitudine) fino all’autunno (settembre-novembre a seconda dell’altitudine).

 

Gestione del pascolo

 

La modalità di utilizzo più diffusa dei pascoli naturali è il pascolamento libero o continuo, che prevede di lasciare gli animali liberi di muoversi sull’intera superficie per tutta la stagione vegetativa. Con questa modalità di pascolamento gli animali spesso tendono a selezionare la vegetazione e le aree da brucare, scegliendo le piante più appetite e le zone più facili da raggiungere. La presenza di arbusti in questo tipo di pascolo si riduce con l’aumentare della quota.

 

Nei pascoli spontanei sono spesso presenti alberi e arbusti che tenderebbero a riappropriarsi della superficie che gli è stata sottratta. In queste formazioni vegetali, per ovviare all’avanzamento del bosco è necessario adottare specifiche strategie di gestione.

 

Tra le pratiche gestionali che più influenzano la vegetazione ricordiamo l’irrigazione (poco diffusa) e la concimazione, che, in entrambi i casi, determinano la diminuzione della biodiversità. Entrambe queste pratiche penalizzano le specie di taglia piccola.

 

Nei pascoli, i cicli produttivi di piante e animali sono fortemente interconnessi. Dal momento che la composizione floristica è influenzata da fattori ambientali e dalle pratiche agronomiche, i cambiamenti climatici e una gestione scorretta sono le cause che spesso portano a situazioni di degrado (cioè una riduzione della produttività) più o meno intense.

Si stima che una percentuale considerevole dei pascoli a livello globale (il 49%), specialmente nelle regioni aride e semi-aride, si trovi in situazione di degrado causato da:
– eccessivo sfruttamento del suolo,
– cambiamenti climatici,
– compattamento del suolo,
– erosione e
– riduzione della fertilità del terreno.

 

Le cause principali di deterioramento del cotico erboso (*insieme delle graminacee e di altre tipologie di erbe del pascolo) sono il sovra e il sotto-pascolamento.

 

Il sovra-pascolamento produce pascoli con ampie zone prive di vegetazione e quindi più esposte all’effetto dell’erosione ad opera dello scorrimento superficiale dell’acqua e al danno dovuto al passaggio degli animali.

 

D’altro canto, il sotto-pascolamento favorisce l’insediamento di specie erbacee poco o per nulla appetite dagli animali con conseguente degrado della componente vegetale. Inoltre, un pascolo sotto-pascolato viene inevitabilmente invaso da specie arbustive ed arboree, e tende ad evolvere verso una vegetazione con struttura chiusa come possono essere gli arbusteti o il bosco.

 

Per sfruttare in modo ottimale tutta la superficie pascoliva, è più corretto applicare un tipo di pascolamento controllato (turnato, turnato a rotazione e razionato), in cui il pascolo viene suddiviso in parti più o meno grandi (recinti), in cui gli animali possono sostare per un periodo di tempo limitato che va dal giorno alla settimana, per poi essere trasferiti in un altro recinto. Questa modalità di pascolamento permette di lasciare porzioni di erba a riposo (non utilizzate) per un certo periodo di tempo durante il quale le piante possono rinvigorirsi.

 

Una prima regola fondamentale è che i pascoli devono essere gestiti in modo continuo e uniforme per preservare una vegetazione di elevata qualità e priva di infestanti. In secondo luogo, il carico animale deve essere tarato con cura tenendo come obiettivo non soltanto la produttività, ma anche la ricchezza floristica dell’habitat e la sua importanza nella conservazione del suolo e nella regimazione delle acque.