Pascolo

I pascoli sono delle colture agrarie che producono foraggio che viene consumato dagli animali direttamente sul posto. È proprio la presenza degli animali, siano essi domestici o selvatici, che caratterizza il pascolo. La vegetazione dei pascoli è infatti sottoposta alla continua brucatura e al calpestio degli animali. Il pascolo è dunque il risultato della millenaria attività agro-pastorale dell’uomo, per questo è definito come una formazione semi-naturale, cioè indotta e mantenuta dell’uomo.

La presenza del pascolo, infatti, è strettamente legata all’attività pascoliva. Si stima che meno del 40% della superficie terrestre possa essere usata per l’agricoltura, di cui una quota pari a 12% è destinabile alla coltivazione di colture che prevedono lavorazioni del terreno, mentre il 28% è superficie a pascolo.

 

La maggior parte dei pascoli viene utilizzato da animali allevati per la produzione di carne o di latte e derivati, che in alcune regioni costituiscono un’importante fonte di occupazione e di reddito per l’economia locale.

 

Dal momento che gli animali al pascolo si alimentano di foraggio direttamente dalla coltura che lo produce, questo tipo di utilizzazione è da considerarsi un modo semplice ed economico per alimentare gli animali.

Classificazione dei pascoli

 

A seconda della loro origine, i pascoli sono classificati come:

  • naturali (o primari) se si trovano al di sopra del limite della vegetazione arborea;
  • spontanei (o secondari) se la loro vegetazione si è formata in modo spontaneo in un’area in precedenza occupata da foreste;
  • artificiali se sono realizzati in seguito a semine o trasemine.

 

I pascoli differiscono anche a seconda della loro durata nel tempo (annuali, pluriennali, perenni), del numero di specie che li costituiscono (mospecifici, oligospecifici, polispecifici), della presenza, o meno, di specie arboree o arbustive (erbacei, con arbusti, arborati). Ad esempio i pascoli naturali che si trovano al di sopra del limite della vegetazione arborea sono composti da specie erbacee, ma anche da arbusti, la cui presenza però si riduce con l’aumentare della quota. Nei pascoli spontanei sono spesso presenti alberi e arbusti che tenderebbero a riappropriarsi della superficie che gli era stata sottratta. In queste formazioni vegetali, per ovviare all’avanzamento del bosco è necessario adottare specifiche strategie di gestione.

I pascoli, tuttavia, non sono solamente fonte di foraggio per gli animali, essi assolvono anche ad una serie di funzioni ecologiche che li rendono un elemento fondamentale per l’ambiente.

 

Tra le funzioni più importanti ricordiamo che le cenosi dei pascoli ospitano un elevato numero di specie vegetali e animali, sono ecosistemi che regolano flussi chimici e fisici, mitigano l’effetto dell’inquinamento e arricchiscono e preservano il paesaggio.

 

Inoltre, un altro aspetto, molto studiato negli ultimi anni, è la loro importanza nel sequestro del carbonio e dei gas serra.

 

I pascoli sono importanti anche per la salvaguardia del suolo in quanto favoriscono l’apporto di sostanza organica al terreno, limitano l’erosione causata da acqua e vento, grazie alla copertura del terreno e alla fitta rete di radici nei primi 20 centimetri, e favoriscono la capacità idrica del suolo.

Generalmente i pascoli sono costituiti da una complessa comunità di specie vegetali, soprattutto graminacee (Poaceae) e, in misura minore, da leguminose e altre dicotiledoni.

 

La loro composizione floristica dipende in gran parte dall’altitudine, dall’esposizione, dalla costituzione del terreno, dalla presenza di nutrienti e dalla disponibilità idrica del suolo. Così nel nord-Italia si trova una grande varietà di habitat che ospitano un altrettanto grande numero di specie erbacee. Inoltre, all’interno della stessa superficie a pascolo, seppur limitata, si osserva una variazione nella composizione floristica dovuta a diversi gradienti di pendenza o diverse condizioni del terreno legate alla microtopografia, che vanno ad aumentare l’eterogeneità vegetale dell’area.

 

La composizione vegetale, però, non è influenzata solo a fattori ambientali (acqua, temperatura, radiazione solare, disponibilità di nutrienti), ma anche dalle pratiche gestionali a cui è sottoposto il pascolo. Tra le pratiche gestionali che più influenzano la vegetazione ricordiamo l’irrigazione e la concimazione. La prima, poco diffusa, è in grado di favorire specie erbacee di grande taglia che vanno a soffocare le specie erbacee più piccole. Anche la seconda, tende a penalizzare le specie di piccola taglia andando a favorire le specie in grado di utilizzare in modo efficiente i nutrienti apportati. In entrambi i casi si assiste ad una diminuzione della biodiversità.

 

 

Ne risulta che, nei pascoli, i cicli produttivi di piante e animali siano fortemente interconnessi.

 

Dal momento che la composizione floristica è influenzata da fattori ambientali e dalle pratiche agronomiche, i cambiamenti climatici e una gestione scorretta sono le cause che spesso portano a situazioni di degrado più o meno intense.

 

Si stima che una percentuale considerevole dei pascoli a livello globale si trovi in situazione di degrado, specialmente nelle regioni aride e semi-aride. Se si definisce degrado una situazione che porta ad una riduzione della produttività, il 49% delle superfici a pascolo a livello mondiale è da considerarsi degradata a causa di: eccessivo sfruttamento del suolo, cambiamenti climatici, compattamento del suolo, erosione e riduzione della fertilità del terreno.

 

Le cause principali di deterioramento del cotico erboso sono il sotto e il sovra-pascolamento. Il sovra-pascolamento ha effetti negativi sulla vegetazione in termini di composizione, ma impatta anche sul cotico e sulla struttura del terreno. Pascoli sovra-pascolati infatti presentano ampie zone prive di vegetazione e quindi più esposte all’effetto dell’erosione ad opera dello scorrimento superficiale dell’acqua e al danno dovuto al passaggio degli animali. D’altro canto, il sotto-pascolamento favorisce l’insediamento di specie erbacee poco o per nulla appetite dagli animali con conseguente degrado della componente vegetale. Inoltre, un pascolo sotto-pascolato viene inevitabilmente invaso da specie arbustive ed arboree, e tende ad evolvere verso una vegetazione con struttura chiusa come possono essere gli arbusteti o il bosco.

Pascolamento libero o controllato

I pascoli si trovano generalmente su quelle superfici in cui, a causa della pendenza o della difficoltà di accesso, la meccanizzazione agraria risulta difficile o non giustificabile economicamente.

 

Si tratta quindi di superfici marginali che non vengono coltivate per la produzione di colture agrarie, in cui i suoli sono spesso superficiali e poveri. I pascoli sono diffusi prevalentemente in area collinare e montane e sono legati a piccole aziende radicate nel territorio e tipicamente vengono utilizzati in modo stagionale dalla primavera (marzo-maggio a seconda dell’altitudine) fino all’autunno (settembre-novembre a seconda dell’altitudine).

 

La modalità di utilizzazione più diffusa è il pascolamento libero o continuo, che prevede di lasciare gli animali liberi di muoversi sull’intera superficie per tutta la stagione vegetativa. Con questa modalità di pascolamento gli animali spesso tendono a selezionare la vegetazione e le aree da brucare, scegliendo le piante più appetite e le zone più facili da raggiungere. Si creano così delle zone di sovra-pascolamento, in cui alle piante non viene mai lasciato un periodo di crescita indisturbata durante la stagione vegetativa, e zone sotto-pascolate, in cui si osserva quel fenomeno di degrado sopracitato.

 

Per sfruttare in modo ottimale tutta la superficie pascoliva, è più corretto applicare un tipo di pascolamento controllato (turnato, turnato a rotazione e razionato), in cui il pascolo viene suddiviso in parti più o meno grandi (recinti), in cui gli animali possono sostare per un periodo di tempo limitato che va dal giorno alla settimana, per poi essere trasferiti in un altro recinto. Questa modalità di pascolamento permette di lasciare porzioni di erba a riposo (non utilizzate) per un certo periodo di tempo durante il quale le piante possono ricostituire le riserve energetiche, riprendere vigore e destinare energie allo lo sviluppo radicale.

Poiché il sistema ambiente-vegetazione-animale che costituisce i pascoli è una struttura articolata, la sua gestione è complessa e non può essere semplificata attraverso l’applicazione di schemi rigidi. Una corretta gestione, tuttavia, è l’unica strada percorribile per mantenere intatte tutte le funzionalità del pascolo. Una prima regola fondamentale è che i pascoli devono essere gestiti in modo continuo e uniforme per preservare una vegetazione di elevata qualità e priva di infestanti. In secondo luogo, il carico animale deve essere tarato con cura tenendo come obiettivo non soltanto la produttività, ma anche la ricchezza floristica dell’habitat e la sua importanza nella conservazione del suolo e nella regimazione delle acque.